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Nome: VINCENZO
Sono laureato in Filosofia. Lavoro come impiegato in un'Azienda. Ho due figli grandi, studenti universitari. Faccio volontariato come conduttore di gruppi di auto-aiuto. La mia grande passione è la musica: in particolare Tenco, De André, Ciampi, Gaber, Endrigo, Fossati, Vecchioni, De Gregori, Guccini e i cantautori italiani in genere. Mi piace anche la musica degli inizi degli anni '70: Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull, Led Zeppelin, Pfm, Banco, Orme ecc...
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utente anonimo in VIAGGIATORE SOLITARI...
mtm in RITORNO CON UNA POES...
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Nel mese di febbraio ho partecipato ad un concorso di poesie indetto dal sito dove pubblico le mie poesie, poesieracconti. Era un concorso di poesie d'amore per San Valentino, ed era la prima volta che partecipavo ad un concorso. Ebbene, su 79 partecipanti, ho vinto io. E' stata per me una grande soddisfazione, e voglio ritornare qui su Splinder con questa poesia.
E' una poesia che ho scritto per una donna che non ho conosciuto, che ho visto solo in foto su quel grande schermo mondiale che è facebook; ci siamo solo scritti, e nient'altro; nessun incontro, perché lei è molto giovane ed è... venezuelana. A lei ho dedicato questa poesia che si chiama "Le corse di una cerbiatta" che adesso vi posto.
Il premio del concorso consisteva in un mazzo di 12 rose rosse. Essendo io single, non avendo una donna alla quale farle recapitare, le ho fatte mandare sulla tomba di Eluana Englaro.
Questo è il biglietto che ho scritto come accompagnamento al mazzo di rose:
"Ho vinto queste rose in un concorso per poesie d'amore, cara Eluana.
Le mando a te, a te che nella tua vita troppo breve non hai forse fatto
in tempo a riceverne. È il mio pensiero per te e anche per tuo padre e tua madre, sottoposti ad indicibili insulti nonostante la pena nel cuore".
Beppino Englaro mi ha mandato un biglietto di ringraziamento che io ho molto apprezzato.
Ed ecco...
LE CORSE DI UNA CERBIATTA
di VINCENZO ROCCIOLO
I tuoi occhi: carboni neri ardenti
che irradiano di luce splendente
il volto di chi li contempla.
La tua pelle: intenso colore
caldo e vellutato che scalda il cuore
gelato da troppi inverni freddi e solitari.
Il tuo viso: geometrie perfette di incastri
simmetrici e proporzionati scolpiti
da un artista di stirpe divina.
I tuoi sorrisi: gemme di inestimabile
valore che si imprimono nell'anima
di chi sa cogliere il loro valore.
Tutto questo avrei voluto per me,
tutto questo insieme all'amore
del tuo cuore di donna ancora
in bocciolo di tenero fiore,
insieme alla tua energia e alla tua vitalità
di giovane cerbiatta in cerca d'amore.
Ma è giusto così, è giusto che tu segua
i sogni chiusi nello scrigno del tuo cuore.
Io ti seguirò e ti osserverò,
in silenzio, da lontano,
felice della tua felicità,
gioirò con te quando sarai allegra,
piangerò con te quando sarai triste,
perché l'amore è anche questo:
la gioia di ammirare un viso impresso
su fogli di carta colorata o
su videi accesi nella notte,
l'ansia di leggere parole
che arrivano da lontano,
saper gioire della felicità di chi si ama,
seguire il volo di una gabbianella
libera nel cielo azzurro
e osservare le corse verso la felicità
di una giovane cerbiatta innamorata.
Ciao donna meravigliosa,
compagna dei miei pensieri
e dei miei sogni per un
breve istante,
quei pensieri e quei sogni
che tu hai inscatolato in
una scatola di cartone
regalandola ad un viaggiatore
solitario che cercava frasi d'amore.
Quando un giorno il viaggiatore
ti riporterà la scatola,
i pensieri ed i sogni non
ci saranno più, evaporati
in una nuvola in un giorno
d'autunno, e forse non ci sarò
più nemmeno io, in viaggio
per i sentieri della felicità
o per le strade del dolore
o forse ancora nelle azzurre
praterie di un Regno
ancora da venire.
Ripenserai, ricorderai, le parole,
le frasi, le emozioni, il sottile
gioco della seduzione, e allora
capirai che forse sarebbe stato
bello accogliere l'anima triste
di un viaggiatore solitario,
danzare con lui sulla scia del
vento, cantare con lui le canzoni
della malinconia e della gioia,
e addormentarsi con lui sotto
le luci delle stelle tremolanti.
Ci sono notizie che ci colpiscono all'improvviso e che sono dolorose per diversi motivi. Così è stato per me questa mattina quando ho appreso dalla televisione la notizia della scomparsa di Sandro Curzi. Sandro è stato un grande personaggio della nostra storia recente: giornalista, uomo politico, direttore del TG3, ma soprattutto uomo, e come tale mi piace ricordarlo. Non mi soffermerò sui dati della sua biografia, ampiamente rintracciabili su Internet e su tutti i giornali che usciranno domani. Quello che qui mi preme scrivere è un ricordo, un ricordo del Sandro che ho realmente conosciuto di persona in un giorno per me speciale per diversi altri motivi: 1 aprile 2007. Lo scenario è la splendida Villa Borghese a Roma. Il tavolo di un bar all'aperto, io sono insieme agli amici della "Verde Isola" sito in cui si parla del grande Luigi Tenco, di cui sono insieme agli altri presenti un grande estimatore. Sono seduto al tavolo con la mia chitarra e sto suonando e cantando le canzoni di Luigi, quando, al tavolo vicino al nostro si siede proprio lui, Sandro, con la moglie Bruna. Ci alziamo per salutarlo, ci abbraccia tutti, e ci dice di continuare a suonare e a cantare, perché anche lui amava molto Luigi. Canta insieme a noi, ricorda tanti testi delle sue canzoni a memoria, applaude, sorride, è commosso, come noi, felici di aver conosciuto uno dei protagonisti più coerenti e seri della nostra storia. Ci racconta degli aneddoti della sua vita di giornalista e politico, parliamo della situazione nazionale e internazionale, ci esprime le sue preoccupazioni per il futuro del nostro Paese e del mondo, facciamo delle foto insieme, il tutto nella massima semplicità e cordialità. Sento la sua umanità, la sua disponibilità, il suo essere in fondo una persona semplice, uno come noi, e questo lo rende ai miei occhi speciale, una di quelle persone che avresti sempre voluto incontrare. Si avvicina l'ora di pranzo, e Sandro, sottobraccio alla moglie Bruna, si avvia verso casa. Ci saluta abbracciandoci, tutti speriamo che possa essere solo un arrivederci ad un'altra occasione: non sarà così; la malattia che già lo aveva colpito torna, fino all'epilogo doloroso di questa mattina. Addio Sandro, grazie per averci abbracciato, sorriso, grazie per aver cantato insieme a noi, grazie per essere stato un partigiano a soli 13 anni, grazie per aver sempre difeso i valori della democrazia e della libertà d'informazione, grazie per non esserti mai piegato ai potenti, grazie per la tua umanità, grazie per avermi detto nell'orecchio quella mattina: "ma lo sai che sei proprio bravo? Se Luigi potesse sentirti sarebbe felice di come canti le sue canzoni, della passione e della sensibilità che ci metti". Conserverò le tue parole nel mio cuore come una delle cose più preziose della mia vita. Rivolgo il mio pensiero alla compagna della tua vita, tua moglie Bruna, che quel giorno era con te, con la sua discrezione, la sua classe, il suo esserti vicina (e non deve essere stato facile); anche lei ha cantato con noi e adesso piange più di tutti la tua scomparsa. Coraggio, signora Bruna, Sandro non è morto, perché vive nel cuore di tutti gli italiani che amano la libertà. 
Sono ormai passati cinque mesi dal mio ritorno dal Brasile. Conservo ancora nel mio cuore la bellezza dei posti, il viso delle persone che ho conosciuto, l'amore che mi hanno dato. E' pensando a loro, e a questo Paese meraviglioso, pieno di fascino, di miseria, ma anche di allegria, che ho scritto questa BRASILE "Ho visto bambini giocare tra sterpaglie e spazzatura,
Grazie a voi che ancora mi seguite, nonostante il tempo sempre minore che dedico al mio blog. Mi dispiace di non poter seguire con l'attenzione che meriterebbero i vostri blog, ma purtroppo in questo periodo faccio una grande fatica a stare dietro a tutto: tutto mi è diventato oltremodo pesante. Vi abbraccio con affetto.
piangere tra cumuli di disperazione e abbandono,
ridere nei girotondi dei loro giochi infantili,
abbracciarmi con la forza di chi si aggrappa alla speranza.
Ho visto giovani ragazze offrire i loro doni naturali
come merce di scambio per fogli di carta colorata,
e turisti avidi di possedere corpi e anime
là nei paradisi chiamati Copacabana, Ipanema.....
Ho visto uomini abbrutiti dall'alcool e dalla miseria
seduti davanti a bicchieri di birra dorata,
con gli occhi spenti di chi non chiede più niente
ad una vita di stenti, di miseria, di degrado.
Ho visto donne invecchiate da ripetute gravidanze
cantare a squarciagola canzoni d'amore immaginato,
e ballare per la strada davanti agli usci spalancati
con l'incosciente allegria di chi piange se stesso.
Ho visto Cristo urlato a perdifiato da predicatori improvvisati,
ho visto il sole di questo paese magico e fatato,
ho visto il bianco e il nero camminare insieme nelle strade fangose,
ho visto, nonostante tutto, l'amore per la vita sui volti della gente.
Brasile, terra di bambini abbandonati,
terra di frutti colorati e profumati,
terra di allegria, canzoni e danza nelle vene,
terra di miseria materiale e ricchezza spirituale,
terra di bellezza senza pari e di dolore sconfinato,
sei rimasto nel mio cuore in cerca di emozioni,
e un giorno tornerò a rivedere i tuoi colori e a sentire i tuoi sapori,
perché non si può dimenticare chi ci ha donato tanto amore."
"Venderò la mia sconfitta
a chi ha bisogno
di sentirsi forte
e come un quadro che sta in soffitta
gli parlerò della mia cattiva sorte."
Edoardo Bennato: Venderò
da "La torre di Babele"(1976).
Nel mio essere altalenante in materia di fede, nei miei spesso repentini e profondi entusiasmi spirituali, spesso seguiti da lunghi periodi di allontanamento e disinteresse dalla religione, ma non dalla spiritualità, una cosa è rimasta in me ferma: la profonda ammirazione per coloro che hanno dedicato e dedicano la vita ai poveri, ai diseredati, agli ultimi, agli invisibili, ai malati, ai sofferenti, ai bambini abbandonati per la strada.
Non tutte queste persone sono uomini di fede o appartengono ad un credo religioso, ma c'è una donna straordinaria che, a mio avviso, li rappresenta tutti: Madre Teresa.
Una mia amica mi ha mandato un messaggio dove mi citava una sua frase, e io sono andato a rileggermi, e ve la riporto, tutta la sua
Preghiera di Madre Teresa
L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico.
Non importa, amalo.
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici. Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici. Il bene che fai verrà domani dimenticato. L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile. Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo. Se aiuti la gente, se ne risentirà. Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci.
In un momento in cui sento molto forte dentro di me questo senso di sconfitta, questo aver fatto del bene senza alcun risultato, la delusione per il cinismo, la malvagità, la falsità di cui sono stato vittima da parte di una persona, io perdòno; perdòno chi mi ha fatto del male, e prego Madre Teresa di proteggere questa persona dalle insidie e dai pericoli del mondo in cui vive. Purtroppo, spesso, nel fare del bene a qualcuno, facciamo del male ad altri, e il più delle volte, a quelli a noi più vicini. Chiedo perdòno a tutti, in primo luogo ai miei figli e ai miei genitori, se la mia volontà di fare del bene alle persone mi porta involontariamente a far loro del male. Accetto con umiltà le sofferenze che sto provando sulla mia pelle, le profonde ferite che stanno spezzando il mio cuore; chiedo solo di avere la forza di continuare a fare del bene senza fare del male a nessuno, e di continuare ad avere la gioia di saper amare senza saper odiare.
Non importa, fa’ il bene.
Non importa, realizzali.
Non importa, fa’ il bene.
Non importa, sii franco e onesto.
Non importa, costruisci.
Non importa, aiutala.
Non importa, da’ il meglio dl te.
Il comunista arriva con la sua andatura un pò barcollante.
Non ci conosciamo; ci siamo sentiti solo per telefono.
Mi abbraccia con forza e mi chiama "compagno".
Quanto tempo era che qualcuno non mi chiamava "compagno"? Un paio di decenni di sicuro; e immediatamente, nel vedere e nell'abbracciare "il comunista", rivedo le sezioni invase dal fumo, le discussioni fino a notte fonda, la passione che mettevamo in ogni cosa, in tutte le battaglie, in tutti i discorsi.
M tornano in mente "il centralismo democratico", "la via italiana al socialismo", i discorsi dei membri della direzione al "comitato centrale", l'eskimo, i capelli lunghi, le marce contro la guerra in Vietnam, il "sessantotto", gli anni di piombo, gli scioperi all'Università, il "movimento della pantera", il collegamento tra classe operaia e movimento studentesco, Moro, Berlinguer, Almirante, Craxi, Ingrao, Lama, e tanti altri protagonisti di quegli anni.
Quanti sforzi, quante battaglie, per dimostrare che il comunismo italiano era diverso da quello sovietico; quanto impegno per la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà.
Spesso si litigava, magari su una frase di Pajetta o di Amendola, ma poi si ritornava ad abbracciarsi.
Volevamo cambiare il mondo, volevamo la pace dove c'erano le guerre, il cibo per tutti dove c'era la fame che uccideva, il rifiuto del razzismo, volevamo l'uguaglianza di tutti gli uomini, di tutte le razze e di tutte le religioni.
E invece il mondo ha cambiato noi, tanti di noi; come un mostro dalle sette teste ha ingoiato tutto: si è mangiato cervelli, idee, ha macinato corpi, ha stritolato desideri, volontà, aspettative.
Negli occhi del comunista ho visto tutto questo: la sconfitta ha lasciato dei solchi profondi sul suo viso; solchi dovuti alle delusioni e all'alcool. L'alcool, la droga, la depressione, a volte la pazzia, sono stati lo sbocco di coloro che non hanno voluto arrendersi: meglio annullare se stessi che svendere la propria anima.
Tanti che, come lui, credevano negli stessi ideali, hanno svenduto la propria anima; hanno salvato il corpo, anzi l'hanno fortificato con massaggi, idromassaggi, cure di tutti i tipi, hanno la macchina di lusso, la villa favolosa, ma non hanno più l'anima.
ll comunista ha mortificato il suo corpo, l'ha punito in tutti i modi per la propria sconfitta, ma ha conservato l'anima, un'anima da donchisciotte che non si piegherà mai all'individualismo, al capitalismo, al trasformismo.
Il comunista mette un "cazzo" ogni tre parole, ma meglio mille "cazzo" che un solo "mi consenta".
Il comunista mi ha salutato con gli occhi lucidi; l'ho abbracciato e gli ho dato un bacio sulla testa, perché voglio bene al comunista, e a tutti quelli come lui che soffrono, che vivono sulla propria pelle le contraddizioni e i drammi della vita, ma che comunque non si arrendono.
Coraggio, vecchio compagno comunista: martedì è una giornata importante per te; ce la farai, ne sono sicuro, perché i vecchi comunisti non mollano mai, e perché il mondo ha bisogno di te e della tua intelligenza.
So che con questo post rischio di far sanguinare qualche ferita ancora aperta o di riaprire qualche vecchia ferita mai del tutto cicatrizzata, perché l'argomento è scomodo, difficile, pesante: sto parlando delle violenze in famiglia. E' da un pò di giorni che ci penso, da quando una mia amica mi ha rivelato delle cose molto intime della sua vita. Generalmente le vittime di tali violenze sono le donne e i bambini, ma anche gli anziani, forse perchè scomodi e difficili da gestire nelle vita frenetica di oggi, sono sempre più spesso vittime di tali violenze. Insomma, violenze contro i più deboli, contro quelli che non possono difendersi, contro chi funge da valvola di sfogo per uomini sempre più stressati, violenti, in preda all'alcool o alla droga. Generalmente si pensa alle violenze fisiche, e queste sono una parte importante nel totale complessivo delle violenze, ma esistono violenze di tanti tipi: violenze sessuali, ricatti, minacce, violenze psicologiche, assoggettamenti, condizionamenti che sanno di plagio, ricatti di tipo economico, ecc... Non è mia intenzione affrontare qui il problema dal punto di vista psicologico e sociologico, ma, poiché le confidenze della mia amica mi hanno dato lo spunto per scrivere una poesia, voglio proporvela, con la segreta speranza che sempre di più chi è vittima di tali violenze, trovi il coraggio di denunciare, di uscire dalla spirale in cui si trova, perché è solo parlando, uscendo dall'isolamento, che si può spezzare l'infinita catena dei maltrattamenti e dare la giusta punizione a che si macchia di queste colpe orrende, perché perpetrate verso chi è più vicino ed è più debole. Alla mia poesia ho dato questo titolo: L'ORCO Le urla, là in cucina.
I colpi, là in cucina.
I pianti, là in cucina.
Ti tappi le orecchie
con le mani, per non sentire,
chiudi gli occhi per
chiudere fuori il mondo,
sigilli il cuore
per non farlo scoppiare.
Nel tuo mondo di bambina
non ci dovevano essere gli orchi;
gli orchi dovevano essere nelle favole,
non nella tua cucina.
Giorni, mesi, anni,
e l'orco è lì,
urla, bestemmia,
sfoga i suoi bestiali istinti
su chi non si difende.
La guardi, gli occhi gonfi,
il corpo coperto di lividi,
e ti chiedi perché,
perché non si ribella,
perché accetta le percosse,
perché piange in silenzio.
Sei tu, se non ci fossi tu,
lei si ribellerebbe,
lei forse sarebbe già andata via,
lo avrebbe lasciato solo
nel suo mondo di violenza.
Pensi di annullarti, pensi di cancellarti,
vorresti sparire, vorresti non essere nata.
Sei triste, sei timida,
sei insicura, sei spaventata.
Ti fanno paura gli uomini,
cresci con dentro
i rumori dei pugni, dei calci,
cresci con dentro
le lacrime versate,
con negli occhi il viso di tua madre
gonfio di botte e di pianto.
Non voglio uomini,
non voglio fare l'amore,
non voglio essere toccata,
non voglio essere baciata
non voglio essere accarezzata,
non voglio essere picchiata.
Voglio solo chiudere gli occhi,
voglio solo piangere,
voglio solo sognare
un mondo senza orchi,
voglio solo stare sotto il letto
o nascosta nell'armadio
per non sentire,
per non vedere.
Cresci, e capisci che
non ci sono solo orchi,
ma quanta sofferenza
per dimenticare quell'orco,
quanta forza per accettare
una carezza,
quanti tremori per
donare un bacio,
quante lacrime per dimenticare.
Gli orchi lasciano i segni:
non solo sulla pelle,
ma anche nell'anima;
i segni sulla pelle vanno via,
quelli impressi a fuoco nell'anima, no,
ma quei segni nell'anima
ti hanno resa quello che sei,
una donna che ha conservato
il suo dolore di bambina
trasformandolo in amore,
dolcezza, tenerezza.
L'Orco non lo sa;
non gli diciamo niente;
lasciamolo nel suo mondo di violenza;
voliamo insieme, mano nella mano,
verso il sogno di un mondo senza orchi.
Avevo deciso di scrivere un post diverso.
Ma poi ho trovato su un sito al quale anch'io sono iscritto (www.poesieeracconti.it), una poesia scritta da una ragazza di poco più di 18 anni che si chiama Francesca; questa poesia, che lei ha chiamato "Preghiera", mi ha molto colpito, ed ho deciso, dopo averle chiesto il permesso, di poterla postare qui sul mio blog.
Non è la prima volta che decido di mettere qui cose scritte da altre persone; per uno come me, che va a caccia di emozioni, non importa chi scrive, importa quello che si legge. E Francesca per me è bravissima: ho letto anche altre cose sue, e credo che vada seriamente incoraggiata a proseguire su questa strada, perché lei è nata per scrivere.
Chiedo a voi, amici del mio blog, cosa ne pensate di questa
PREGHIERA
Mi auguro un cielo grande come un abbraccio.
E dolcezza, tanta, per prendermi le mani la notte e sentirle gentili sul viso.
Mi auguro rabbia e dolore, quel tanto che nessuno può evitare, da sciogliere in un pianto disperato e innocente che smorzi il fiato e ritempri il cuore.
E quando sarò troppo stanca per continuare, quando contro le costole premerà tutta l'angoscia, mi auguro l'umiltà di consolarmi.
L'umiltà di chinarmi in mezzo al fango della mia insicurezza e di raccogliermi.
E ripulirmi.
Nel deserto dello sguardo altrui, mi auguro la fermezza dei miei occhi.
Una cura costruita sui miei bisogni, una cura che sia parole e musica e amore, una cura che lenisca le ferite.
E mi auguro di guardarmi un giorno con la premura con cui guardo il pensiero del tuo volto.
Un sole caldo, per me, che mitighi l'amaro di certe sere e pioggia, tanta, che lavi via il fetore di qualche insana convinzione.
Poi un letto.
Un letto di mare e terra e cielo.
Un letto che sia il mondo e una notte per addormentarmici bambina.
Una luna che accarezzi ogni tormento e lo incastoni tra le stelle, così ch'io possa ricordare sempre.
Poi un'aurora, delicata, che mi scivoli tra le ciglia insieme a un bacio.
Una mattina.
Una vita che rinasca negli angoli della mia anima e si spinga fino al centro, dove tutto è stato deturpato, e ricostruisca.
Mi auguro di amarmi di tutto l'amore che posso.
E quando tornerà poi la notte, mi auguro di avere ancora, per me, parole da dedicarmi.
Seduta sui tuoi ricordi,
sui tuoi chilometri percorsi
tra la neve o sotto il sole,
sugli sguardi pietosi
o sprezzanti dei benpensanti,
ti ho vista un giorno suonare.
Le tue mani volavano sulla chitarra
e la tua voce volava nel vento:
"How many roads must a man walk down
Before you call him a man?...
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind".
Un jeans sporco, una camicia strappata,
i capelli sciolti sulle spalle, gli occhi sorridenti,
un pentolino con pochi spiccioli,
e, insieme a te, il tuo grande amore,
il tuo cane, bello, maestoso, curato.
Ho visto la gente passare distratta,
ho visto la gente guardare con schifo,
ho visto la gente guardare il tuo cane,
ho visto la gente ignorare il tuo viso.
Mi sono seduto con te sui miei pensieri,
sui tanti chilometri che non ho percorso,
ho accarezzato i tuoi capelli,
ho cantato con te nel silenzio irreale:
"In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
'neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night... and touched the sound of silence".
E nel mentre la gente passava distratta,
altera, sdegnata, assorta, infelice,
io ho provato la gioia di esserti vicino,
di carpire il tuo mondo di piccole cose.
Mi hai parlato di te, della tua vita,
del paese lasciato in Slovacchia,
delle strade percorse,
dei paesi visti e lasciati,
delle notti al freddo in campagna
e dei giorni sotto il sole in città,
delle violenze, delle malvagità
di questa umanità cieca e sconfitta.
Ti ho parlato di me, della mia vita,
del paese lasciato nel Sud,
di amici giammai più veduti,
del gelo di un ufficio di giorno,
del freddo di una casa di notte,
dei chilometri percorsi nel
sogno a suonare e cantare.
Una carezza al tuo cane,
un abbraccio al tuo cuore,
un bacio al tuo viso,
un sorriso al tuo sorriso.
Mi hai abbracciato e mi hai detto:
"Grazie per avermi fatto sentire
un essere umano, viva, felice,
accolta, compresa, amata.
Ti ho abbracciato e ti ho detto:
"Un giorno ci incontreremo in una
delle tante strade del mondo
e canteremo insieme:
"All the leaves are brown
All the leaves are brown
And the sky is grey
And the sky is grey
Ive been for a walk
Ive been for a walk
On a winters day
On a winters day
Id be safe and warm
Id be safe and warm
If I was in l.a.
If I was in l.a.
California dreamin
California dreamin
On such a winters day".